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Presenza nell'ambiente di Raggi UV indotti dalle lampade L'uso delle trappole UV è rischioso per l'integrità delle opere?
Sono scarsi gli studi in materia, condotti nell'ambito dei Beni Culturali da Istituti di Ricerca. Il punto di riferimento viene dai produttori, che hanno concepito le lampade UV, quali strumenti di cattura, prevenzione, monitoraggio, per la filiera alimentare, rispetto alla quale i Beni Culturali, hanno esigenze diverse. Il passaggio dalla filiera alimentare al settore museale ha richiesto un adattamento fondamentale nei criteri per la scelta delle caratteristiche - modello base delle lampade e potenza in watt -, in funzione delle specifiche esigenze del settore. Il modello base di lampada previsto in ambito museale, ben diverso da quello base utilizzato nella filiera alimentare, è "a conchiglia", con il bulbo UV adagiato sul fondo della stessa. Questo per evitare l'irraggiamento diretto delle opere da parte dei raggi UV. Con questi modelli, infatti, i raggi UV sono direzionati verso l'alto. L'altro fattore discriminante è la bassa potenza in watt - da 15 a 26 w, sufficiente, in ambito museale, dove l'analisi e la proiezione random delle catture, sono l'esigenza primaria, mentre la cattura massiva e assoluta è secondaria, salvo casi particolari. Questo aspetto è fondamentale, nel caso di soffitti decorati, anche se non particolarmente alti: la bassa potenza assicura nell'ambiente indici di lumen al di sotto dei 400 mn previsti dalla normativa in vigore.
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